Prato Secco a Chiazze. Zone Idrofobiche

Le chiazze gialle rappresentano il problema in assoluto più diffuso nel prato. Le cause che portano ingiallimenti sono veramente molte (ne abbiamo parlato qui) e districarsi nel loro riconoscimento non è talvolta facile nemmeno per i più esperti giardinieri.

In questo articolo parliamo di un problema spesso sottovalutato ma presente molto più frequentemente di quanto si pensi.

Capita talvolta che il prato, pur venendo bagnato regolarmente ingiallisca e si secchi come se non ricevesse acqua.

Purtroppo è facile confondere questo tipo di ingiallimento con quello provocato dalle malattie fungine.

DRY SPOT

La causa degli ingiallimenti e secchezze di questo tipo dipende da una specie di idrorepellenza del terreno che fa scivolare via l’acqua lateralmente. Il terreno, all’interno di queste aree, talvolta risulta secco e compatto, l’acqua non penetra, non raggiunge le radici e fa ingiallire e seccare l’erba. Tecnicamente vengono chiamati Dry Spot o Dry Patch o Chiazze Idrofobiche.

CAUSE

Sembrerebbe che la causa principale sia legata a delle secrezioni di alcuni piccoli funghi che creano una specie di cera che avvolge le particelle di terra e impermeabilizza il terreno.

Talvolta, ma non sempre, questo fenomeno è accompagnato da una compattazione del suolo che riduce la dimensioni e la quantità dei pori presenti. L’acqua non riesce ad entrare e se entra trova poco spazio

In questi casi l’acqua che giunge al terreno o che somministriamo con l’irrigazione assume una forma sferica e rifiuta il contatto e l’adesione alla particella stessa. Questo fenomeno è la repellenza all’acqua o idrofobia. Gli agenti umettante o surfattanti sono in grado di abbassare la tensione superficiale dell’acqua implementando la bagnabilità delle superfici ossia permettono un miglior contatto tra acqua ed altri materiali.

DIAGNOSI

Riconoscere un Dry Spot richiede inizialmente una diagnosi per esclusione: se notiamo una zona ingiallita possiamo come prima cosa verificare che l’irrigazione arrivi in maniera corretta. Non basta controllare che arrivi acqua bisogna accertarsi che ne arrivi a sufficienza ad esempio usando un pluviometro.

Una volta che siamo certi che in quella zona ingiallita arrivino almeno 5 litri di acqua al mq al giorno continueremo la nostra analisi passando ora ad analizzare il terreno.

Osservando e toccando il terreno noteremo che nella zona ingiallita il suolo risulta secco mentre appena fuori più umido. Infine possiamo provare a bagnare intensamente per vedere se l’acqua scivola via oppure se penetra facilmente.

Nelle zone Dry Spot il terreno può essere più compatto che nelle zone limitrofe subito  fuori dall’ingiallimento. Se ad esempio proviamo a forare con un punteruolo, sarà necessario un maggiore sforzo per bucare la parte ingiallita rispetto a quella verde.

In questo caso potremmo anche essere in presenza di un doppio problema: da una parte la compattazione del suolo dovuto a una destrutturazione e dall’altra l’esistenza di uno stato idrofobico.

RIMEDI

Le soluzioni per contrastate i Dry Spot sono sostanzialmente di due tipi. Da una parte è possibile usare alcuni innovativi prodotti pensati proprio per questo scopo e dall’altra è possibile mettere in pratica alcune operazioni agronomiche molto utili soprattutto in presenza di terreni compatti. Vediamo alcuni rimedi:

  1. Agenti Umettanti. Sono prodotti da diluire in acqua e da irrorare nel prato che abbassano rapidamente la tensione superficiale dell’acqua. In questo modo l’acqua supera la idrorepellenza del terreno e riesce a penetrare nel sottosuolo. Si tratta di un trattamento in grado di ridare vita immediatamente al prato. Esempio di trattamento: 50-60 grammi di un agente umettante professione (tipo questo) diluiti in 10 litri di acqua per 100 mq di prato.Irrigare abbondantemente. Ripetere l’operazione dopo 2 settimane.
  2. Agenti Surfattanti. Sono prodotti da diluire in acqua e da irrorare nel prato che aumentano la disponibilità idrica nelle vicinanze dell’apparato radicale e allo stesso tempo abbassano la tensione superficiale dell’acqua. Si tratta di un trattamento più lento ma potente da usare sia in ottica preventiva che curativa. Esempio di trattamento: 150 gr di un agente surfattante composto (tipo questo) diluito in 10 litri di acqua per 100 mq di prato. Irrigare abbondantemente. Ripetere l’operazione dopo 4 settimane.
  3. Bucature. Eseguire forature del terreno, soprattutto quando è di tipo argilloso, è la maniera più semplice per renderlo capace di assorbire acqua. Le bucature andrebbero eseguite con macchinari specifici in grado di effettuarle nella maniera corretta. Se la zona è limitata possiamo anche provare ad eseguire una bucatura manuale usando ad esempio una forca.
  4. Carotatura. Si tratta di una operazione che buca ed estrae una parte di terreno che poi verrà riempito con della sabbia meglio se arricchita di sostanza organica idrofila di tipo vegetale (qui un esempio). Anche questa è un operazione molto utile soprattutto nei terreni argillosi ed è in grado talvolta di risolvere definitivamente il problema.

 

 

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